Relazione Giancarlo Ghirra – Evento 16 febbraio 2017

CAGLIARI, 16 FEBBRAIO 2017

Presentazione pubblica dell’Associazione Walter Piludu

“Nel nome di Walter, amico e compagno sfortunato e insieme titanico nella sua battaglia contro la Sclerosi laterale amiotrofica ci ritroviamo oggi a condurre una battaglia di civiltà: ottenere dal Parlamento una buona legge sul fine vita, una legge che garantisca ai malati affetti da gravissime e inguaribili patologie invalidanti la libertà di scegliere una fine dignitosa.

Non ci fermeremo qui, ovviamente. L’Associazione che oggi è qui per chiedere buone norme sulle disposizioni anticipate di trattamento, o sul testamento biologico come si diceva sino a poco tempo fa, si batte e si batterà per tutelare tutti i diritti della persona previsti dalla Costituzione, con al centro, ovviamente, la piena realizzazione del diritto all’autoderminazione in materia di trattamenti sanitari quale è previsto dall’articolo 32.

Le leggi, tutte le leggi, dovranno insomma favorire la realizzazione della volontà delle persone coscienti, qualunque sia il loro stato di salute. E, inoltre, prevedere il dritto dei cittadini di dare disposizioni vincolanti per l’ipotesi di una futura condizione sanitaria che comporti la perdita della coscienza.

Con questi obiettivi abbiamo messo insieme, come in una trama, i diversi pezzi della vita di Walter: gli amici e i docenti del Liceo Dettori, a partire dal nostro professore di Latino e Greco, Gianni Runchina, i colleghi dell’università e i compagni di Walter in quella sezione universitaria di quel partito comunista italiano nel quale a 21 anni, nel 1971, cominciò un ‘ attività politica che lo avrebbe portato non ancora quarantenne alla guida della Provincia di Cagliari.

Fra i suoi compagni di strada nella politica sono fra noi Tore Cherchi, parlamentare dirigente di punta del suo, del loro partito, e Giorgio Macciotta, anch’egli a lungo deputato e dirigente di punta del Pci.

Con loro, con noi, esponenti di associazioni della società civile e giovani, a partire dalla figlia Alessandra. Importante è infatti portare fra i giovani, nelle scuole e università, la battaglia di libertà voluta da Walter. È questo uno degli obiettivi dell’associazione, che condurrà la sua attività anche sul fronte culturale e del diritto, assistita dalla grande esperienza e dottrina dì Giangiacomo Pisotti, già presidente della Sezione civile del Tribunale di Cagliari, al quale a breve darò la parola proprio sul tema dell’esigenza di una legge tempestiva e ben fatta.

Ci sono fra noi sensibilità, culture, posizioni diverse. Qualcuno è favorevole all’eutanasia, altri no. Tutti crediamo nel rispetto della Costituzione e nel rifiuto dell’accanimento terapeutico

Ci siamo messi in rete nel nome di Walter Piludu, un uomo che è stato capace di trasformare una terribile sofferenza in una questione civile e politica che ci interessa tutti in quanto cittadini di una Repubblica che sul delicato tema del fine vita non ha ancora tradotto il chiarissimo richiamo della Costituzione al rifiuto dei trattamento sanitari non graditi in una legge chiara e trasparente.

Walter ha convissuto per oltre cinque anni con la SLA, la sclerosi laterale amiotrofica (la sua ingorda amante la definiva) senza mai farsi cogliere da idee di suicidio, ma con l’intenzione lucida di trovare una dignitosa via d’uscita quando la sua esistenza fosse divenuta incompatibile con la possibilità di comunicare con il mondo se non altro attraverso il movimento degli occhi che, puntati sul computer, gli consentivano di comunicare. Come ha detto recentemente in un’intervista all’Espresso la moglie Marinella, la Sla ha via via trasformato il suo corpo in una gabbia di cemento, che Walter è riuscito ad abbandonare soltanto grazie all’intervento del giudice tutelare del Tribunale civile di Cagliari.

Soltanto l’intervento del magistrato gli ha consentito cento giorni di rifiutare i trattamenti sanitari da lui non voluti, dunque il distacco di respiratore e macchinari che lo tenevano in vita. La Asl aveva infatti resistito a lungo alla richiesta di Walter, convinta con difficoltà soltanto dall’ordine del giudice tutelare dalla tenacia di un uomo che sino all’ultimo ha chiesto di andare avanti.

E’ riuscito ad andarsene quando era ancora lucido, ma ci ha lasciato in eredità la richiesta di una legge che consenta a quanti sopravvivono in condizioni di vita inumane di potersene andare: proprio come aveva chiesto Giovanni Paolo II, vi ricordate, quando aveva invocato i medici perché lo lasciassero tornare alla Casa del Padre.

Walter era assolutamente laico, ateo dichiarato, ma ha chiesto di poter esercitare la sua residua libertà di rifiutare un accanimento inutile, anzi dannoso per un uomo lucido e cosciente ma prigioniero in un corpo trasformato in una gabbia di cemento.

Un uomo che a partire dal novembre del 2014, tre anni dopo l’insorgere della malattia, ha dedicato gli ultimi ventiquattro mesi di vita, in una condizione di grande travaglio, alla richiesta di una buona legge.

Allora Walter scrisse una lettera ai principali leader politici del Paese e a Papa Francesca per chiedere norme chiare e nette. Voleva, esigeva una legge che consenta una scelta libera e trasparente, come la sua. Perché Walter avrebbe potuto trasferirsi in Svizzera dove è legale persino l’eutanasia senza se e senza ma, o anche tentare la strada di trovare un medico in grado di aiutarlo ad andarsene senza soffrire ma soprattutto senza pubblicità.

Si fa, ma non si dice, nel nome di una pietas umana, molto umana, condivisa talvolta in silenzio dai mesi, sia cui ruolo cruciale parlerà il dottor Michele Pintus, chirurgo, compagno di scuola e amico di Walter.

Il si fa ma non si dice era inaccettabile per un combattente quale Piludu. Walter è morto senza aver raggiunto il suo obiettivo, ma noi ci battiamo in suo nome per ottenere quella legge che proprio in questi giorni è in discussione alla Commissione Affari sociali della Camera e che il 27, lunedì prossimo, dovrebbe andare addirittura in aula a Montecitorio se l’ostruzionismo di alcuni e la pavidità di altri prevarranno sul diritto dei cittadini a norme chiare su quello che si definiva testamento biologico e oggi si chiama Dat, disposizioni anticipate di trattamento.

Nel nome di Walter, e ricordando quella sua lettera ai dirigenti politici del Paese, nel novembre del 2014, noi rilanciamo a richiesta di una buona legge sul fine vita. Abbiamo chiesto – sempre sulla base di quanto Walter ci aveva suggerito – l’intervento dei parlamentari sardi, abbiamo contattato la relatrice del provvedimento, Donata Lenzi, che ha consentito al provvedimento, fermo da anni alle Camere di tornare al centro della discussione politica con il varo di un testo elaborato da un comitato ristretto ritenuto da noi dell’Associazione un decisivo passo in avanti rispetto al passato, un’ottima base di discussione per una buona legge, magari con qualche aggiustamento che la associazione ha ritenuto di suggerire ai parlamentari e che in parte è stato recepito.

Quella legge, diversa dal provvedimento sull’eutanasia, che seguirà un’altra strada parlamentare, serve, subito. Sarebbe servita a Walter per evitare di ricorrere alla magistratura, sarebbe servita all’algherese Giovanni Nuvoli, malato anch’egli di Sla, che nel 2007 si lasciò morire di fame e di sete per protesta contro il no del Tribunale di Sassari alla sua richiesta di interrompere trattamenti sanitari non voluti. Quella legge serve a quanti si trovino in gravissime e irreversibili condizioni di salute. Ma serve a tutti, per questo nella nostra Associazione anche fra i fondatori abbiamo voluti dei giovani, perché possano comunicare le loro scelte di libertà per il futuro anche prima che siano colpiti da una malattia.

Mai più casi come quello di Nuvoli, mai più interventi del magistrato. Nel nome di Walter Piludu chiediamo che la libertà dei citaddini venga riconosciuta, subito, dal Parlamento, come vollero i padri costituenti.

 

Giancarlo Ghirra.